Kombucha, Storia

Breve storia del Kombucha, pt.3: l’America e il “Groovy Tea”

Abbiamo già visto come il Kombucha sia arrivato in occidente, fino agli Stati Uniti attraverso i grandi spostamenti di uomini imposti dalla prima guerra mondiale e che la seconda guerra mondiale ne abbia quasi annullato la diffusione a causa dell’irreperibilità delle sue materie prime. Ma gli anni 60, con la nascita del movimento hippie e un rinnovato interesse verso le culture orientali ne hanno decretato un prepotente ritorno alle scene che non accenna ad esaurirsi.

The Kombucha Files

Ok, preparate i vostri migliori scolapasta da battaglia, belli isolati con la stagnola per meglio proteggervi dai complotti rettiliani e dalle radiazioni del 5G. Perché la risposta sulle origini del kombucha potrebbe essere quella preferita da Roberto Giacobbo, che già con l’alga d’Egitto ci sguazzava. Pronti?

È la comunità hippie americana, in cui il kombucha ha trovato nuovo terreno fertile per diffondersi dagli anni 60 soprattutto in California dove era stato ribattezzato “Groovy Tea”, a fornire le spiegazioni più esoteriche e soprannaturali sulla storia della bevanda, sempre accompagnate da numerose testimonianze di guarigioni miracolose dalle malattie più svariate. Portavoce di questo movimento sarà Betsy Pryor, autrice del libro “Kombucha Phenomenon: The Miracle Health Tea”, che fa spesso riferimento alle origini divine o extraterrestri della bevanda, e che afferma di “sentire cori di piccole voci sopra la mia testa” in presenza di SCOBY. Sarà anche colei che regalerà la prima coltura a Lorraine Dave, segnatevi questo nome.
Fosse vero che la madre del kombucha ci è stata donata dagli antichi astronauti, allora il cerchio si è chiuso perché allo spazio ha fatto ritorno. L’Agenzia Spaziale Europea ne ha infatti portato una coltura sulla Stazione Spaziale Internazionale per esperimenti sui minerali lunari e potenziale vita extraterrestre.

Big Money

GT’s Kombucha

Ricordate Lorraine Dave? Suo figlio George Thomas, in arte GT, racconta di quando a 15 anni ha iniziato a produrre i primi kombucha ispirato dalla storia di sua madre che dichiarava di berne in quantità mentre era sottoposta a terapia per un cancro al seno. Nel 1995 nasce GT’s Kombucha, azienda che oggi si aggira sul valore di 900 milioni di dollari, presidiando saldamente il 40% del mercato statunitense. Nel caso questi numeri non vi abbiano ancora convinti del fatto che il kombucha non sia più solo lo strambo trastullo di qualche hippie arricchito, l’ultima pietra miliare della sua storia risale al 2016: il gruppo Pepsi Co. acquista la Kevita, produttore del magico tè fermentato per la bellezza di 200 milioni di dollari.

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